Dopo il compimento del ciclo di studi regolamentari, sono entrato nell’Accademia Militare dell’Esercito nel 1954, e poi nella Scuola di Applicazione di Torino nel 1956. Al termine del corso ho iniziato la carriera da ufficiale di artiglieria svolgendo il periodo di comando presso le unità operative dell’ Esercito in funzione del grado.
Ho trascorso un lungo periodo a Londra, nel Woolwich Arsenal, quale rappresentante italiano nel gruppo di lavoro per la produzione di un’ arma di artiglieria.
Ho smesso la divisa prima del limite di età previsto con il grado di Colonnello mantenendo stretti i legami con le Forze Armate e saldi i principi dell’etica militare.
Civile reduce della deportazione, a 9 anni sono stato vittima dei rastrellamenti eseguiti nell’ottobre del 1943 dalle truppe tedesche a Castelnuovo Parano, Frosinone, dove ero rifugiato con la famiglia. Ho subito in giovane età la deportazione al campo Breda di Roma ove trascorsi un periodo di prigionia fino al giorno della liberazione nel giugno 1944.
Il mio interesse per la ricerca storica mi ha portato a scrivere due libri su avvenimenti accaduti dopo l’armistizio italo anglo americano del settembre 1943 in due isole greche molto distanti tra loro ma accomunate da vicende tragiche: Cefalonia e Coo (Kos, come è conosciuta oggi).
“Leali ragazzi del Mediterraneo, Cefalonia settembre 1943: viaggio nella memoria”
è stato scritto in risposta al contenuto del libro ed al soggetto del film “Il mandolino del capitano Corelli”. Il libro è “un viaggio nelle memorie altrui filtrato attraverso le sensazioni e la sensibilità dell’autore” scrive Il Domenicale del 21 ottobre 2006. Infatti esso raccoglie le crude testimonianze di alcuni sopravvissuti della Divisione Acqui, di stanza a Cefalonia e Corfù, e riporta notizie conservate nel Museo storico ad Argostoli, capoluogo dell’isola.
“Kos, una tragedia dimenticata, settembre 1943 – maggio 1945”
è una ricerca storica sull’eccidio di 103 ufficiali dell’Esercito Italiano avvenuto il 6 ottobre 1943 dopo lo sbarco a sorpresa di truppe tedesche sull’isola.
Ho in preparazione l’autobiografia
“Dalla Gustav al campo di internamento: i ricordi di un fanciullo.”
Attualmente sono impegnato:
nella presentazione degli avvenimenti di Kos per far conoscere e riportare alla luce quei tristi accadimenti che per decenni sono stati accantonati. Ho tenuto conferenze in varie città italiane e a Durham, sede di quel reparto che partecipò alla battaglia di Kos nell’ottobre 1943;
nell’invitare i Comuni che dettero i natali agli ufficiali di Kos a titolare loro una strada cittadina. Roma e Andria hanno già dato parere favorevole;
nel sollecitare il gemellaggio tra Molfetta e Kos per il contributo fattivo di 13 famiglie di coloni trasferitisi nell’isola negli anni 20 e 30: L’ iter procedurale è in corso.
nel sollecitare il riattamento della chiesa di San Francesco, del duecento, a Sermoneta, che custodisce i resti di due militari “Ignoti” dell’Egeo. La pratica del Comune per la richiesta fondi è già stata inviata alla Regione Lazio.
Sarò soddisfatto solo quando le Autorità italiane si recheranno a Kos per onorare per la prima volta gli Ufficiali dimenticati non dalla Storia ma dallo Stato Italiano.
