PETIZIONE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
PERCHE' SI ONORINO GLI UFFICIALI TRUCIDATI A KOS (1943)

Premessa: il 6 ottobre 1943, dopo l’offensiva tedesca nell’isola di Coo (Kos) - Dodecaneso, 103 ufficiali italiani del 10 Reggimento “Regina” furono passati per le armi dagli occupanti perché non vollero venir meno al giuramento di fedeltà.
Dei 103 ufficiali 66 corpi furono ritrovati a Ciflicà, area di Linopoti, in 8 fosse comuni e solo 42 vennero riconosciuti dai documenti in possesso. Ora riposano nell’Ossario Militare di Bari. 37 corpi non vennero mai cercati né ritrovati.

a distanza di quasi 67 anni il/la sottoscritto/a chiede che

si commemorino pubblicamente e con gli onori dovuti i 103 ufficiali dimenticati;
si ricerchino le altre 37 salme a Lambi, zona NE dell'isola di Kos, come da testimonianze disponibili;
si includa Kos negli itinerari della memoria insieme a Cefalonia, El Alamein, S.A. di Stazzena, Foibe.


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E' con grande emozione che questa mattina, 12 maggio 2010, ho spedito il voluminoso plico al Presidente della Repubblica.

Ringrazio tutti gli amici che hanno creduto in me e mi hanno sostenuto. Spero che questo lavoro, condotto dal 6 marzo al 5 maggio, non vada perso nelle pieghe della burocrazia ma che consenta, finalmente, di dare il giusto riconoscimento ai 103 Caduti di Coo.
E' quanto mi ero proposto ed è quanto spero di ottenere.
Che la vostra memoria sia la loro benedizione.

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Al Presidente della Repubblica una petizione per i Caduti di Kos
Oltre 4000 firme raccolte per recuperare un pezzo di storia dimenticata
Comunicato stampa

Una petizione con la firma di 4162  cittadini italiani residenti in patria ed all'estero  e con il sostegno della  Associazione Nazionale ex Internati,  Associazione Nazionale Superstiti Reduci e Famiglie Caduti Divisione Acqui, Istituto Storico autonomo della Resistenza dei Militari Italiani all'Estero, Associazione Lasalliana ex alunni di Rodi, è stata indirizzata al Presidente della Repubblica perché, a distanza di oltre 66 anni, si svolga una prima cerimonia di commemorazione pubblica, con gli onori dovuti, per i 103 ufficiali dimenticati ; si ricerchino le altre 37 salme a Lambi, nel Nord Est dell'isola di Kos, come da testimonianze disponibili e perchè si includa Kos negli itinerari della memoria insieme a Cefalonia, El Alamein, Sant’Anna di Stazzena, Sivignano, ecc.
 
Promotori :

- Pietro Giovanni Liuzzi, colonnello dell'Esercito nella riserva, autore del libro: Kos, una tragedia  dimenticata, settembre 1943 - maggio 1945;
- Benito Bonelli, fratello del sottotenente Fernando Bonelli;
- Maria Franzini, vedova del sottotenente Gaspare Nocera;
- Giuseppina D'Onofrio, vedova del tenente Angelo Velasquez;
- Vittorio Velasquez, figlio del tenente Angelo Velasquez;
- Giuliano Cappelli, figlio del tenente Vincenzo Andrea Cappelli;
- Franco Cappelli, figlio del tenente Vincenzo Andrea  Cappelli;
- Antonio Cardinale, nipote del tenente  Vincenzo Cardinale;
- Pompeo Capparuccia, nipote del tenente Filippo Capparuccia;
- Severino De Prosperis, mitragliere del 10° Reggimento Ftr. "Regina";
- Argiri Puglia, testimone, dodicenne, degli avvenimenti a Kos.
 

Cenni storici
L’isola di  KOS, tra le maggiori dell’arcipelago del Dodecaneso, fu teatro di uno dei tanti crimini di guerra perpetrati dall’Esercito Tedesco nei confronti dei militari italiani che, tenendo fede al giuramento prestato, si rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò.

L’isola, strategicamente importante per il controllo del Teatro Operativo dei Balcani attraverso il locale aeroporto, era presidiata da due battaglioni del 10° reggimento di fanteria “Regina” e unità di artiglieria sostenuti da 1500 militari britannici giunti nei giorni seguenti l’8 settembre 1943. L'isola venne attaccata il 3 ottobre 1943 e le soverchianti forze tedesche, dopo 36 ore di combattimento, costrinsero alla resa i difensori. Circa 3000 dei 4000 militari italiani furono catturati ed ammassati nel castello di KOS senza alcun rispetto delle norme della Convenzione di Ginevra; ai militari britannici catturati fu riconosciuto lo status di prigionieri di guerra.
Dei 148 ufficiali italiani: 7 passarono con i tedeschi, 28 riuscirono a fuggire in Turchia, 10  ricoverati in ospedale furono poi trasferiti in Germania, 103  furono fucilati. I corpi di 66 ufficiali,  dei quali 42 riconosciuti, vennero ritrovati in 8 fosse comuni.  Gli altri 37 corpi, da allora, non sono mai stati cercati sebbene si conoscano i possibili luoghi delle fucilazioni.
La strage, che si aggiunge a quella di Cefalonia, è stata dimenticata da tutti.


Lettera al Presidente della Repubblica

Latina,  11  maggio 2010

il 6 ottobre del 1943, a seguito dell’attacco tedesco all’isola di Coo (oggi Kos) nel Dodecaneso, 103 ufficiali italiani del 10° Reggimento “Regina”, dopo la drammatica resa, furono fucilati perché  stoicamente mantennero fede al giuramento prestato e non vollero passare dalla parte dei tedeschi.

 Ciò avvenne dieci giorni dopo la mattanza di Cefalonia finita come tutte le altre di militari e civili nel famigerato “Armadio della Vergogna”. Ed è per la somiglianza degli accadimenti nelle due isole che Kos  viene chiamata dai reduci dell’Egeo “la piccola Cefalonia” per il minor numero di ufficiali e soldati colà fucilati (103 ufficiali anziché 325 e alcune migliaia di soldati). Ma, al contrario di Cefalonia, di Coo non si parla mai. Pochi, in Italia, conoscono quella triste ma eroica pagina di storia italiana. Dei 103 ufficiali trucidati a Kos 84 avevano meno di 29 anni. Cefalonia e Kos rappresentano il primo atto del riscatto e della rinascita dell’Italia.

Nel 2003, ad  al-Nāsiriyya, in un attentato perirono 50 persone, di cui 25 italiane, che molto giustamente sono ricordate periodicamente; in molti Comuni italiani sono state loro dedicate vie, piazze ed eretti monumenti, perché rimanga viva la memoria del loro sacrificio.
Altrettanto giusto sarebbe, però, ricordare degnamente anche i Caduti di Coo, che accettarono con convinzione di affrontare la morte, piuttosto che  scegliere la via più semplice del collaborazionismo.
Roma, Manfredonia, Andria e Brindisi, su mio invito, hanno deciso recentemente di dedicare al più presto una strada ai Caduti di Kos o a singoli ufficiali. Auspico vivamente che queste promesse siano onorate.

Nessun mezzo di comunicazione, nonostante i frequenti inviti, ha ritenuto fino ad oggi necessario spendere un po’ di inchiostro o di tempo per additare ai giovani quali siano i valori di attaccamento alla Patria. Alcuni si sono limitati, e di ciò sono loro grato, alla mera presentazione del mio libro il cui titolo è appunto “ Una tragedia dimenticata”, ma non è ciò a cui miravo.
Finora si è registrata da parte delle Istituzioni un’indifferenza  che  dai  parenti e dagli amici degli ufficiali trucidati può essere interpretata come ingratitudine a fronte dell’eroismo che ha caratterizzato, in modo luminoso ed esemplare, la vicenda umana e soprattutto il comportamento di questi nostri compatrioti, dinanzi alla morte.

L’interesse e la partecipazione delle Istituzioni farebbe assumere alla loro tragica fine un più alto significato e una maggiore dignità morale, agli occhi di quei cittadini di Kos o dei pochi italiani che ogni anno, il 6 ottobre, si riuniscono nel cimitero cattolico per celebrare una messa di suffragio.

Lo scorso anno, tre giornali greci  rievocavano, con  espressioni  toccanti  e  storicamente  incontestabili , l’epico  evento : …..”Ancor oggi il crimine di Linopoti rimane ignorato e 37 morti non sono mai stati ritrovati, cosa che solleva dubbi sul loro reale destino. Nessuna Istituzione italiana o figura rappresentativa,  dopo la guerra,  si interessò mai della vicenda. . . “. 
Di recente il dottor Kogiopoulos ha chiesto al Prefetto di Kos di affiggere una targa nella cappella del cimitero cattolico dedicata ai familiari delle vittime dei nazisti per ricordare il sacrificio per la perdita subita.
Signor Presidente 4162  i firmatari di questa petizione chiedono con forza che le Istituzioni italiane commemorino pubblicamente e con gli onori dovuti gli ufficiali dimenticati; includano Kos negli itinerari della memoria; dispongano la ricerca delle altre 37 salme a complemento dei 103 corpi degli ufficiali.
Le firme appartengono a persone di diversa estrazione sociale legate tutte dallo stesso amore per la Storia e per la propria Patria; moltissime sono quelle di giovani che, per quanto ostentino disinteresse per gli avvenimenti quotidiani, sentono il dovere di ricordare chi ha permesso loro di vivere in un paese democratico.
In questa Italia, purtroppo arruffona, litigiosa, incostante vive una gioventù che è ancora sensibile al messaggio di una lettera aperta agli studenti scritta dalla signora Maria Antonietta che a distanza di tanti anni ancora porta nel cuore i segni della perdita di un amico in guerra, alla quale uno studente liceale ha scritto: “…..
Oggi in aula magna eravamo circa duecento; se le parole del conferenziere sono arrivate a dieci, è stata una delle mattinate più proficue della storia dell'istituto. Io, dal basso dei miei diciotto anni, mi sono permesso di scriverle ....."

Alla signora così scriveva il 2 gennaio 1943, il sottotenente Michele D’Amore, trucidato a Kos e mai ritrovato: “…. abbiamo l’alto compito di stare vicino alla nostra gloriosa bandiera per essere i custodi gelosi di essa che è decorata di ben due medaglie d’oro ….Essa rappresenta tutto il 10° Regina e, quindi, tutti noi che siamo pronti a difenderla ognora con il cosciente volontario sacrificio della propria vita. E non impunito andrà chiunque voglia attentarci ……”
Non meno significative sono le parole del “ testamento spirituale” del tenente Vincenzo Cappelli, 26 luglio 1943, rivolte alla moglie Clio: ….Un grido profondo dal mio cuore echeggerà per l’aria, superando l’infido mare, raggiungendo la nostra casa: Franco, Giuliano! Figli miei, vogliatemi bene anche se non mi conoscete; io ardo dal desiderio di vedervi, abbracciarvi….Per il vostro avvenire se ci sarò io potrò aiutarvi tutti e due, diversamente farete del vostro meglio nella vita da soli…”

Ebbene, signor Presidente, possiamo immaginare, di fronte alla noncuranza dimostrata finora dalle Istituzioni, i sentimenti di Maria, Franco e Giuliano, Vittorio,  Stefano, Antea e di tanti altri che hanno conosciuto il viso del loro padre solo attraverso le foto?
Tali emozioni assalgono i cuori e turbano le coscienze di quanti, per vie diverse, sono venuti a conoscenza dell’epopea qui rivissuta, ancorché sinteticamente. Ricordo, per le anime sensibili, la canzone dell’epoca “
Caro papà”,  i  cui  versi, che  non  trascrivo  per  esigenze  di  brevità, ancora  oggi  suscitano  forti  emozioni  .
Se posso citare un ricordo personale, anche mia madre scrisse alla EIAR perché, nel mandare in onda quella “lettera”, fosse citato il mio nome per far giungere a mio padre, prigioniero in India, il mio affetto.

Signor Presidente non posso nasconderle che condivido con le persone prima citate un sentimento misto di rabbia e di delusione.

Le 4162 persone che hanno sottoscritto la petizione rappresentano sicuramente solo una minima parte degli italiani che, in breve tempo e senza l’aiuto dei media, i promotori sono riusciti a raggiungere. A 67 anni dalla tragedia, esse attendono per il prossimo 6 ottobre a Kos  una prima commemorazione, che si augurano sia seguita da molte altre, per ricordare i 103 valorosi Caduti.
C’è tempo per organizzarla. In molti, sono sicuro, si sobbarcheranno l’onere di raggiungere l’isola per celebrare insieme alla sua autorevole e simbolica figura lo spirito unitario del nostro popolo che, per tradizione antica, onora i Caduti con devozione e gratitudine.

Con molta stima e tanta fiducia
(seguono firme)



Lettera dei fratelli Cappelli al Presidente

Siamo i figli gemelli del tenente dell'Esercito Andrea Vincenzo Cappelli, di Brindisi.
Nostro Padre fu fucilato dai soldati nazisti a Coo, il 6 ottobre 1943 insieme ad altri ufficiali, per essere rimasto fedele al giuramento prestato , nonostante le sollecitazioni e le minacce ad aderire alla parte avversa.

Non lo abbiamo conosciuto, né abbiamo mai avuto notizie certe sulla Sua sorte. Probabilmente i suoi resti sono ancora a Coo insieme agli altri 36 ufficiali.
Vissuti nel suo ricordo abbiamo impostato la nostra vita sulla scia della sua eroica scelta, guidati da nostra madre, vedova giovanissima, che ci ha indirizzati su percorsi di retta e civile condotta.
Purtroppo abbiamo dovuto annotare, nella nosta storia personale, il silenzio - se non proprio il disinteresse -delle Istituzioni, per oltre sessantasei anni!
E' mancato un cenno, un riconoscimento, un segno della Patria per la quale nostro Padre generosamente si è immolato! Una onorificenza alla memoria o altre manifestazioni di pubblica partecipazione al nostro dolore ci avrebbe dato animo, fiducia e certezza che la nostra solitudine non era ignorata dalle Istituzioni e dal popolo che le esprime.
Esponiamo all'Eccellenza Vostra questo nostro rammarico, con deferenza e fiducia, rimanendo, tuttavia, sempre coerenti con i nostri principi umani e cristiani fin qui testimoniati.
Con deferenti ossequi

Giuliano e Franco Cappelli